
"No, grazie" —
il "potere inceppativo" della burocrazia e la cultura "ufficiosa"
pubblicato su Nuova Archeologia 1 / III – gen. / feb. 2007
Probabilmente da sempre uno dei motivi di maggiore “cruccio”per ogni associazione di volontariato, ed in particolare per chi opera in settori “delicati” come quello della tutela dei Beni Culturali, Ambientali e Paesaggistici, è ottenere non tanto un riconoscimento del proprio impegno, prestato in forma gratuita per far fronte a numerose ed evidenti “carenze” da parte di Enti che dovrebbero garantire certi servizi, quanto venire agevolato o, per dirla francamente, almeno non essere ostacolato nello svolgimento delle proprie attività.
Da questo punto di vista pensavamo di poterci ritenere sufficientemente fortunati per non aver mai incontrato la netta opposizione di qualche istituzione alle iniziative che promuovevamo, ma al limite una sordida indifferenza o un’iniziale diffidenza che veniva meno non appena l’iniziativa prendeva vita e procedeva con la dovuta serietà.
Ma come spesso accade in Italia, dove la realtà supera enormemente le fantasie più bizzarre, abbiamo dovuto ricrederci.
Cominciò tutto a fine dello scorso inverno, tra Gennaio e Febbraio 2006, quando un gruppo di appassionati speleologi di Gorizia, il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, contattò il Gruppo Archeologico Goriziano, giovane gruppo di volontari per i Beni Culturali, per proporre uno stuzzicante lavoro di ricerca bibliografica e di studio su un tipo di cavità artificiali molto particolare: i sotterranei di una fortezza veneta di metà 1400, situata a pochi km da Gorizia, quella di Gradisca d’Isonzo, definita uno dei più bei borghi medievali d’Italia.
Dopo quell’incontro ed una serie di riunioni in cui mettere a fuoco gli obiettivi (concreti ma allo stesso tempo molto ambiziosi, come rendere fruibile parte delle mura o realizzare percorsi e spazi espositivi da poter rendere visitabili) cominciò un periodo assai stimolante di ricerche negli archivi e nelle biblioteche: saltarono fuori mappe dal catasto austriaco, documenti ed una bibliografia a tutt’oggi in continuo ampliamento. Nel frattempo si studiava come organizzare la mole di dati in una sorta di database informatico facilmente consultabile ma completo di tutte le informazioni, in modo da rendere facile la futura stesura di una pubblicazione a lavori ultimati, e si cercava di rendere “accattivante” il progetto con bozze di ricostruzione in 3D di tratti delle mura.
Con il materiale raccolto il progetto di studio e recupero fu presentato a chiusura di una serie di conferenze pubbliche volute dal Comune di Gradisca d’Isonzo: sala piena, interessati addirittura in piedi, presentazione ed elogio da parte dell’Assessore alla Cultura. Non si poteva sperare di meglio e l’entusiasmo era alle stelle. Cera solo un piccolo “neo”: avevamo bisogno, per ragioni di natura assicurativa, dell’autorizzazione scritta da parte del Comune per poter entrare nei sotterranei, autorizzazione più volte promessa ma che stentava ad arrivare, nonostante bastasse o una delibera del Consiglio Comunale o un’autorizzazione con la firma dell’Assessore alla Cultura. Ma non ce ne preoccupavamo troppo, sarebbe arrivata compatibilmente con i tempi burocratici, ci dicevamo…
In Aprile l’Assessore alla Cultura del Comune di Gradisca aveva convocato in una riunione ad hoc sia le associazioni coinvolte nel progetto, ormai denominato “Gradisca Sotterranea”, che un esperto locale, profondamente scettico e molto critico verso questi “dilettanti” che non lo avevano interpellato, per fare il punto sulla situazione: si sarebbe agito su due fronti, adibendo a spazio espositivo un torrione, operazione che richiedeva un budget non indifferente, e continuando a studiare le mura come si era già iniziato a fare, senza peraltro bisogno alcuno di fondi. Ci si era lasciati con l’intento di rivedersi in Settembre per iniziare i lavori a stesura dei progetti ultimata e permessi richiesti, operazioni che sarebbero state fatte con la supervisione dell’esperto durante l’estate. Mancava sempre il permesso per scendere nei sotterranei da parte del Comune (o chi per esso), che apparentemente tanto si prodigava in quanto a spiegamento di mezzi e a promesse di sovvenzioni, piccolo ma fondamentale tassello per uno studio che si voleva occupare dei sotterranei stessi. “Sarà ormai questione di pochi giorni dopo la riunione”, continuavamo a ripeterci…
Passavano i mesi e con l’estate è arrivata la festa dello sport a Gradisca, in occasione della quale i soci dei due gruppi si sono alternati in uno stand allestito per l’occasione, nel quale pubblicizzavano il progetto con cartelloni, foto, presentazioni multimediali, riproduzioni di mappe e si informavano, interpellando direttamente i gradiscani, entusiasti di collaborare, sulle “leggende metropolitane” riguardo le mura ed il loro passato più o meno avventuroso e remoto: cunicoli, passaggi sotto al fiume che portavano fuori dell’abitato, sotterranei tanto grandi da ospitare tutta la popolazione per lo svolgimento delle funzioni sacre durante i conflitti mondiali.
Settembre: attesa infinita di una riunione di inizio lavori che non sarà mai convocata. Alla fine del mese arriva la notizia come un fulmine a ciel sereno: i lavori sono bloccati, l’Assessore alla Cultura non dà il suo assenso, né quindi nessun tipo di autorizzazione, se non di natura prettamente informale (scripta manent…), e sostanzialmente se ne lava le mani in modo più o meno sbrigativo, senza fornire valide motivazioni a supporto di un tale voltafaccia. Voltafaccia per noi inaspettato ma che forse avremmo dovuto presagire da quando ci veniva negata una semplice carta, una carta che però avrebbe “vincolato” il Comune ad un progetto in cui in realtà si voleva immischiare il meno possibile, al massimo addossandosene il merito se gli studi fossero stati ben eseguiti ed avessero dato lustro alla cittadina, nonostante li avessero condotti dei “dilettanti”, dei “non addetti ai lavori”.
Piuttosto che affidare loro, poco controllabili e gestibili e sicuramente inesperti, certi lavori, meglio che i sotterranei, con le loro leggende, le loro voci popolari, la loro storia e ciò che rappresentano per una popolazione che è stata ripetutamente illusa di poterli riscoprire, vengano progressivamente murati per cedimenti strutturali, divenendo sempre più inesplorabili. Piuttosto che si cerchi, da parte di “non addetti ai lavori” di tutelare, valorizzare, far apprezzare e difendere dai cittadini stessi, una volta sensibilizzati, un patrimonio storico-artistico che ci rende un paese unico al mondo, è meglio che queste testimonianze si perdano nella notte dei tempi, che vengano dimenticate da tutti e che a nessuno salti in mente di andarle a rispolverare.
Questo è ciò che, al di là di tutte le possibili motivazioni, più o meno plausibili e corrette, che possono esserci dietro ad un simile modo di agire, rende la faccenda ancor più triste: la consapevolezza che, ancor oggi, la cultura sia vista come un qualcosa riservato ad un’elite, come uno strumento utilizzato non per elevare le coscienze e le menti di tutti, ma per prevaricare e creare un distacco sempre più netto tra pochi privilegiati e molti sfortunati. E che la strada verso l’accettazione del fatto che i Beni Culturali sono patrimonio di tutti, in primis dei territori in cui si trovano e quindi delle loro popolazioni, sia tutta in salita e manchino ancora numerosi tornanti alla vetta.
“Cultura è potere”, e come tale è meglio che resti appannaggio di pochi “intimi”.
Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”
Gruppo Archeologico Goriziano
http://gagoriziano.altervista.org/gradiscasotterranea/
http://gagoriziano.altervista.org/gradiscasotterranea/area_riservata/
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